Cinefilia
La cinefilia è un termine il cui significato comune è «amore per il cinema».
Ai nostri giorni, l’espressione di questa passione per il cinema può essere molteplice; in ogni caso, il termine è stato utilizzato originariamente per descrivere un movimento culturale e intellettuale francese che si è sviluppato tra la metà degli anni quaranta e la fine degli anni sessanta.

Comunemente, si definisce cinefilo la persona che dedica una parte importante del suo tempo a guardare film e a studiare l’arte cinematografica. Inoltre, un appassionato di cinema può anche fare raccolta e collezionare manifesti, locandine, riviste inerenti al cinema e altri oggetti collaterali.

In ragione del suo carattere potenzialmente coinvolgente, la cinefilia è paragonata da André Habib a «una vera e propria malattia, ferocemente infettiva, della quale non si può sbarazzarsi facilmente».
L’evoluzione del fenomeno della cinefilia è andata di pari passo con l’evoluzione del cinema.

C’è stato un tempo in cui, una volta completato il processo distributivo nelle sale cinematografiche una pellicola, inizialmente composta di materiale infiammabile, scompariva dalla circolazione.

Una volta usciti, i film non erano più in grado di essere visti, a meno di voler condurre ricerche capillari attraverso diverse cineteche.
Per il cinefilo, quindi, risultava difficile osservare l’evoluzione degli stili cinematografici.

Oggi, salvo alcune eccezioni, per la maggior parte dei film il problema di un loro recupero non si presenta in quanto vengono presentati sul piccolo schermo oppure pubblicati in DVD o Blu-Ray Disc.

Tuttavia, nonostante gli sforzi compiuti, ancora una percentuale significativa della cinematografia risulta di difficile accesso; gli spettatori e i cinefili possono dunque attendere persino diversi anni per poter vedere un film raro, il più delle volte restaurato da qualche Cineteca, in qualche Festival del Cinema o nelle ristampe sui supporti digitali sopra citati, spesso arricchiti di materiale supplementare a volte di assoluto interesse.

La lista di film ritrovati e quella dei film da recuperare – per tacere di quelli che si possono considerare definitivamente perduti – è molto lunga e certamente non esauriente.

L’accademico e storico francese Jean Tulard dice:
«Per il vecchio appassionato di cinema era raro vedere un film in commercio, in quanto una pellicola, una volta esaurito il ciclo di proiezioni, scompariva.
Non c’erano, come adesso, 40 canali televisivi dedicati al cinema. Non esistevano neppure le videocassette o i DVD.

Un film che per una lunga serie di motivi mancava l’appuntamento con la distribuzione era un film difficile da vedere.
Ciò significava, per i cinefili, sobbarcarsi sforzi economici per recarsi a vedere il film in qualche cineteca che spesso era in un’altra nazione, e ciò spiega perché i cinefili più anziani si definiscono figli della Cinémathéque, vale a dire figli di Henri Langlois, più precisamente quelli che persero la visione di molti di questi film».

D’altra parte, fino a un certo punto per un cinefilo è stato possibile vedere la gran parte del patrimonio cinematografico mondiale.
Questo è stato il caso con molti spettatori francesi tra gli anni quaranta e gli anni sessanta.

Al giorno d’oggi, tenuto conto della crescita quasi esponenziale della produzione dei film dalla data di nascita del cinema, anche dedicandoci una vita intera gli spettatori possono vederne soltanto una piccola parte.

Per gli spettatori contemporanei la scelta dei film da vedere avviene tra un approccio qualitativo (visionare soltanto i film che hanno avuto un riconoscimento, un premio, oppure attraverso altri criteri soggettivi) oppure l’approccio quantitativo, ossia cercare di visionare il maggior numero di film prodotti; in quest’ultimo caso si può parlare di cinefagia.

Il fenomeno della cinefilia ha avuto molte altre influenze: la più importante fu la nascita dei cineclub sviluppati appositamente per riunire gli appassionati del cinema: allo studio e discussione sulla storia e le tecniche cinematografiche si accompagnò generalmente la visione di un film.

Diversi membri di un cineclub hanno gli stessi interessi e programmano le proprie discussioni, dibattiti o proiezioni.
Nel corso del tempo, il concetto di cineclub si è evoluto e si è ampliato anche ad altre attività sociali e culturali.

Si è adattato bene anche a programmi educativi, come i “Ciné-gouters“, attraverso obiettivi culturali come i “Ciné-philo” che lega il cinema alla filosofia, o ancora attraverso l’organizzazione di eventi non a scopo di lucro, serate tematiche denominate “Ciné-party“.

Passata la seconda metà del XX secolo, l’arrivo dei nuovi media sconvolgerà le abitudini un tempo consolidate dei cinefili.
Il televisore, il videoregistratore, il DVD, il Blu-Ray Disc e Internet diventeranno presto popolari anche per il cinefilo più esigente; in Italia in particolare, il primo media sopra citato godrà del picco di diffusione proprio nel momento di massima espansione dei cineclub.

La loro crescente popolarità avrà serie ripercussioni sulla frequentazione delle sale cinematografiche, che inizierà a diminuire costantemente.
Come si può notare dalla seguente tabella, in Italia avrà un crollo verticale dalla metà degli anni ottanta, mentre negli altri paesi in cui il cinema gioca un ruolo significativo la brusca diminuzione avverrà venti anni prima.

La produzione cinematografica
Se la proiezione di un film è una cosa tutto sommato semplice ed economica, la sua creazione invece è una vera e propria impresa che in generale richiede la coordinazione di una troupe di centinaia di persone, l’impiego di macchinari e attrezzature molto costose, la pianificazione di molte attività diverse, a volte contemporanee, e l’investimento di grosse somme di denaro: girare (creare) un film in modo professionale, anche in economia, costa comunque cifre dell’ordine del milione di euro.

A fronte di questi costi e di queste difficoltà un film riuscito, che ha successo, può rendere cifre straordinarie. D’altra parte, se il film non piace, la perdita è molto grave.

Bisogna dire che con l’avvento del digitale però l’abbattimento dei costi di realizzazione dei film è notevole, ed è possibile girare film con piccole troupe, a volte anche composte da sei o sette persone.

In generale, le fasi della produzione sono: lo sviluppo del progetto, la pre-produzione, la lavorazione e la post-produzione.
Gli aspetti più importanti del cinema
Regia
La regia cinematografica è quella fase di lavorazione attraverso la quale si passa dalla sceneggiatura al film vero e proprio, ossia “dalla carta allo schermo”.

Questa fase include particolarmente le scelte artistiche della narrazione, l’organizzazione e la durata delle inquadrature.
All’inizio di questa fase viene realizzato lo storyboard che permette di visualizzare con una serie di disegni l’idea della regia del futuro film.

Soggetto e sceneggiatura
La produzione di un film parte generalmente da un’idea. Lo sviluppo di questa idea porta alla stesura del soggetto, una prima bozza di quello che potrebbe diventare il copione di un film.
Il soggetto, contenente solo lo svolgimento della vicenda in linea di massima, è presentato a uno o più produttori.

Se ci sono i presupposti per uno sviluppo del progetto, il soggetto viene tramutato in sceneggiatura.
Questo secondo processo è decisamente più lungo e delicato del precedente, e richiede delle buone conoscenze tecniche:
una buona sceneggiatura, infatti, getta le basi per una buona riuscita del prodotto finale.

Lo svolgimento dell’azione narrato nel soggetto viene elaborato e raffinato, creando il copione finale del film.
Fotografia
La fotografia cinematografica ha un ruolo fondamentale nella produzione di un film, essendo la responsabile principale dell’aspetto estetico finale del prodotto. Il direttore della fotografia è uno dei collaboratori più stretti e importanti del regista.

Insieme decidono la composizione e il taglio dell’inquadratura, a che distanza inquadrare un soggetto, con quale angolo di ripresa, ecc. In base alla scena che si vuole riprendere, si deciderà, ad esempio, se effettuare una carrellata, una panoramica, un primo piano, un campo lungo, ecc.
La vicinanza o meno della macchina da presa può influire, infatti, sulla carica emotiva della scena: ad esempio, inquadrando il volto di un attore o una scena di guerra.

In questo contesto, possiamo affermare che la fotografia è l’arte di “raccontare per immagini”, ed è parte integrante di quello che è definito come “il linguaggio cinematografico”.

Montaggio
Il montaggio è solitamente considerato l’anima del cinema e parte essenziale della messa in scena operata dal regista.

Il primo a rendere evidenti le potenzialità del montaggio fu David W. Griffith nel film La nascita di una nazione, ove teorizzò gli elementi alla base del “linguaggio cinematografico”: inquadratura, scena e sequenza.

Grande attenzione al montaggio venne riservata dai registi sovietici degli anni venti. Lev Vladimirovič Kulešov e Sergej Michajlovič Ėjzenštejn furono i principali teorici del montaggio. Kulešov dimostrò l’importanza del montaggio nella percezione del film attraverso un famoso esperimento.

Facendo seguire sempre lo stesso primo piano dell’attore Ivan Il’ič Mosjoukine di volta in volta a un piatto di minestra, un cadavere o un bambino, rese evidente che lo spettatore avrebbe letto nel volto fame, tristezza o gioia.

Questo prende il nome di Effetto Kulešov. Ejzenštejn invece teorizzò il “Montaggio delle attrazioni”. Nel 1923 pubblicò un saggio in cui anticipava la pratica che avrebbe usato poi nelle sue pellicole.

Nei suoi lavori, come Sciopero! (1925) o La corazzata Potëmkin (1925), il regista inserì varie immagini non diegetiche, cioè estranee al testo filmico rappresentato, ma che per la loro capacità di esemplificazione potevano essere associate alle scene.

Ad esempio, in Sciopero! la soppressione della rivolta viene mostrata attraverso lo sgozzamento di un bue.
Praticò un’estrema frammentazione delle inquadrature, per cui un unico gesto viene mostrato da più angolazioni.

Questo metodo di Montaggio si contrapponeva al montaggio classico o invisibile. Hollywood infatti attraverso i campo-controcampo o i raccordi sullo sguardo cercava di rendere il montaggio il più fluente possibile.

Il montatore segue le indicazioni del regista, che supervisiona il lavoro, e procede a visionare il girato tagliando le inquadrature utili e unendole tra loro.
Tutte le scene, girate secondo le esigenze della produzione, sono poi montate nell’ordine previsto dalla sceneggiatura, o in altro ordine che emerge secondo le necessità della narrazione.

Non sono rari casi di film completamente rivoluzionati in fase di montaggio, rispetto a come erano stati scritti (ad esempio Il paziente inglese, scritto e diretto da Anthony Minghella, montato da Walter Murch, autore, fra l’altro, di un importantissimo testo di teoria del montaggio, In un batter d’occhi).

Colonna sonora
Con il termine colonna sonora ci si riferisce solitamente alle musiche di un film, ma il termine comprende l’audio completo (con dialoghi e effetti sonori).

Dal punto di vista “fisico”, la colonna sonora è l’area della pellicola cinematografica (il vero film) dedicata alla registrazione dell’audio rappresentata (nella lettura ottica) da una fascia sulla quale viene impressa una variazione continua della densità dei grigi oppure una doppia linea spezzata, visibile come un fitto zigzag.

Nel caso di lettura magnetica, la fascia (o pista) su cui è inciso il “sonoro” non è parte integrante della pellicola, ma è ad essa incollata ed è costituita da una sottile banda di nastro magnetico.

Mentre la banda ottica è – una volta registrata – fissa e immutabile, la banda magnetica si presta a manipolazioni, re-registrazioni, cancellazioni, sovrapposizioni.

La banda ottica subisce gli stessi processi di degrado di tutta la pellicola, compresi graffi e macchie, e ne segue in definitiva la “vita”.
La pista magnetica, invece, è molto più delicata: è suscettibile di smagnetizzarsi, con la conseguente cancellazione del suo contenuto, ma anche di scollarsi dal supporto; in questo caso il reincollaggio è praticamente impossibile.

Ne consegue che la pista ottica è di gran lunga la più usata, mentre la pista magnetica rimane prerogativa dei film a passo ridotto di tipo familiare (Super8).
La colonna sonora di un film accompagna e sottolinea lo svolgimento della pellicola, e le musiche possono essere “originali” e non (due categorie premiate distintamente).

Effetti speciali
Gli effetti speciali sono una delle caratteristiche peculiari del cinema fin dai tempi del regista francese Georges Méliès, inventore dei primi rudimentali effetti visivi, ottenuti tramite un sapiente montaggio e lunghe sperimentazioni.

Gli effetti sono stati poi progressivamente perfezionati grazie all’introduzione di nuove tecnologie, passando attraverso diverse fasi di sviluppo, fino ad approdare ai moderni effetti basati sulla grafica computerizzata, la quale ha rivoluzionato l’industria cinematografica liberando la fantasia di sceneggiatori e registi.

Nonostante questo, molti degli effetti dipendono ancora oggi dall’estro di coreografi, controfigure, truccatori, disegnatori, ecc.
Gli effetti speciali sono realizzabili sia durante le riprese sia in post-produzione, e sono classificabili in “visivi” e “sonori”, e anche in “effetti fisici” ed “effetti digitali”.

Fonte: Wikipedia